Torre dal pizzo in giù – un gioiello architettonico

Ancora fino al XVIII secolo Pavia appariva come una città fortezza e fortemente medievaleggiante: quasi totalmente era circondata da una cinta muraria del dominio spagnolo (in seguito abbattuta per ragioni di viabilità) con tutti i suoi bastioni e le porte, il castello rimaneva protetto dal fossato e da un ponte levatoio funzionante ad ogni porta e la superstizione popolare viveva a fianco della fede. Diversamente le torri che affollavano la città erano già in gran parte state mozzate, crollate o incorporate e nascoste nelle case; simbolo di lusso, ma anche sistema di difesa, dice una leggenda pavese che vicino al fiume vivesse una vecchia megera a cui spesso si rivolgevano i giovani perché potessero trovare la propria metà e, più di rado, uomini di alto rango: ognuno credeva di essere il solo ad andarci e il solo che chiedesse come dominare sulla città e ad ognuno lei diceva la stessa cosa: colui che costruirà la torre più alta controllerà Pavia; così chi di giorno chi di notte, in maniera nascosta o più palese cominciarono a edificare torri finché, compreso l’inganno, si smise di costruire lasciandole così anche inconcluse.

Torre del catenone

Alcune sono crollate a causa di battaglie come accadde alla torre del catenone, distrutta nel 1525 nella battaglia di Pavia. Questa, in particolare, aveva la funzione di porta sul fiume tramite una lunga catena (da cui il nome) tesa sul Ticino nonché di torre di avvistamento; solo da pochi anni i resti sono tornati alla luce vicino al Borgo basso a causa dell’abbassamento delle acque.

Ma la più curiosa sorgeva all’incrocio tra via Cavallotti e corso Mazzini in quella che veniva chiamata vicul pis in giù che, per chi ignorava l’esistenza della torre, faceva ritenere che nella strada fosse presente un orinatoio: vedendo tale torre poteva sembrare che il suo obbiettivo fosse puntare verso il basso, avendo una cuspide rivolta in giù poggiata su una colonna. Fu voluta poco prima del 1500 da Giasone del Maino si dice per una scommessa: questi studiava all’università e da tredici anni conduceva una vita spensierata e godereccia così che un giorno il padre, se è vera la leggenda, gli disse: “Tu riuscirai a laurearti il giorno che io farò fabbricare una torre con la punta a terra e la base in aria”.

Affresco in piazzetta Belli

Anche se più probabilmente la volle lo stesso Giasone trovandosi in una situazione economica migliore del padre, venne così eretta, aperta su tutti i lati con doppie arcate su due piani dalle cui logge la vista dominava tutt’intorno; venne però abbattuta nel 1716 per il timore relativo alla sua stabilità (venne già aperta nel 1698 una causa giudiziaria e nel 1705 l’ingegnere Siro Bossi affermava la minaccia di un suo crollo) nonostante le intimidazioni delle autorità cittadine, scoprendo così durante la demolizione un collegamento con chiavi tra la torre e il palazzo per cui “non vi era alcun pericolo per molti secoli”. 

E così Pavia starebbe meglio senza i pavesi che una volta abbattono un gioiello architettonico stabile, un’altra volta, nonostante le visibili crepe che la torre Civica presentava da tempo, non fanno nulla, causando persino quattro vittime.

Articolo di: Luca Losio