Sorveglianza speciale per Eddi Marcucci

Eddi Marcucci per nove mesi ha combattuto con la resistenza curda contro i miliziani dell’ISIS per difendere quella parte di Siria che ancora resiste, ferita, dopo decenni di lotte. Questa è la sua colpa. Secondo il tribunale di Torino questa è la prova lampante che Eddi (vero nome Maria Edgarda) Marcucci sia una persona instabile e potenzialmente pericolosa e per questo, lo scorso dicembre, ha approvato contro di lei la sorveglianza speciale. La sorveglianza speciale è una misura preventiva che lo Stato può attuare contro cittadini ritenuti potenzialmente pericolosi. La storia della sorveglianza speciale, come quella dell’attuale codice penale italiano, inizia nel 1931, in pieno regime fascista, come strumento utile a un regime repressivo del genere per controllare il cittadino. Il codice penale Rocco (il giurista che lo varò) ha subito naturalmente alcune modifiche nel tempo, ma alcune misure repressive presenti restarono e restano tutt’ora, compresa la sorveglianza speciale che è stata perfino inasprita nel tempo.

Per Eddi Marcucci la sorveglianza speciale è stata approvata dopo mesi di attesa al contrario di altri quattro combattenti italiani al fianco dei curdi che sono stati invece via via prosciolti dalle accuse. Eddi Marcucci invece è stata messa nel mirino perché militante da tempo nel movimento NoTav oltre che attivista da sempre anche in altri movimenti compresa naturalmente la causa curda ed essendo soggetto scomodo quindi per vari motivi. Per quanto riguarda però il motivo principale bisogna comprendere la situazione del Kurdistan, quell’area autoproclamatasi Stato a nord della Siria che comprende abitanti di etnia curda che vivono ufficialmente nei vari Paesi di quella zona. In effetti non è neppure ufficialmente uno Stato, seppur da un secolo lotti per esserlo, e il partito attualmente al governo (il PKK, Partito Curdo dei Lavoratori) viene considerato da molti di matrice terrorista. Per questo motivo chi si arruola nelle YPG (miste) o nelle YPJ (solo femminili), i gruppi militari ribelli curdi, viene collegato al terrorismo. Questa visione non è solo un problema per tutte quelle persone che, da fuori dal Kurdistan, si arruolano, ma è anche un problema per il Kurdistan stesso, che da anni combatte una lotta per noi occidentali contro l’ISIS per vedersi poi abbandonare da governi che pensano solo al proprio beneficio. 

Questo sospetto contro il Kurdistan ha permesso comunque lo sciacallaggio alla memoria di Lorenzo Orsetti, militante italiano ucciso dall’ISIS in Siria mentre combatteva assieme ai curdi, quando, alla notizia della sua morte, è soffiata in Italia una ventata di interesse per la causa curda. Questo “interesse” è però subito scomparso, sostituito dall’attacco ai sopravvissuti, bollati come terroristi. Evidentemente eroe è solo chi muore; Lorenzo Orsetti è stato utilizzato, lui che aveva dato la vita per un ideale, mentre per gli altri è nato un carosello di accuse. Questo insulto alla sua memoria è stato ben visibile sulle pagine dei giornali e sui telegiornali. Per Eddi Marcucci invece ben poco si è mosso durante e dopo il processo, complice comunque naturalmente l’emergenza Covid-19.

Per Eddi Marcucci la sorveglianza speciale approvata il 22 dicembre consiste nel non poter partecipare a riunioni pubbliche, nel ritiro di passaporto e patente e in alcune regole che la costringono in un lockdown permanente: restare a casa dalle 21 alle 7, non poter frequentare bar dalle 18 alle 21. Oltre a questo deve portare sempre con sé un libretto rosso per annotare cosa fa e chi incontra. Non è finita in carcere, il mondo stesso è per lei un carcere, dove sembra che sia libera ma è legata, imprigionata.

Forse non dovremmo più stupirci di nulla, neppure di un tale attacco a una persona solo per natura ideologica, non dovremmo neppure domandarci come mai sia ancora possibile la repressione ai danni di una cittadina italiana tramite una norma fascista, eppure il fatto più assurdo di questo è la tranquilla impassibilità seguita alla sentenza. Evidentemente la causa curda viene sbandierata solo quando fa comodo, quando non si scontra con ciò che ci affanniamo a chiamare legge ma che, in casi come questo, si chiama repressione.

 

Articolo di: Pietro Losio