Narciso, un mito e un fiore

“I wandered lonely as a cloud

That floats on high o’er vales and hills,

When all at once, I saw a crowd,

A host, of golden daffodils;

Beside the lake, beneath the trees,

Fluttering and dancing in the breeze.

Continuous as the stars that shine

And twinkle on the milky way,

They stretched in never-ending line Along the margin of a bay:

Ten thousand saw I at a glance,

Tossing their heads in sprightly dance.

The waves beside them danced; but they

Out-did the sparkling waves in glee:

A poet could not but be gay

In such a second company: 

I gazed-and gazed-but little thought

What wealth the show to me had brought:

For oft, when on my couch I lie

In vacant or in pensive mood

They flash upon that inward eye

Which is the bliss of solitude;

And then my heart with pleasure fills,

And dances with the daffodils.”

                                  

                                  ~William Wordsworth

La poesia trascritta sopra è opera del poeta romantico inglese William Wordsworth, che alla vista dei narcisi dorati (“daffodils”), si sentì attraversato da gioia immensa e scrisse per loro dei versi ricchi di sentimento.

La leggenda del narciso è assai famosa, in quanto riguarda proprio l’omonimo del fiore: Narciso.

Nella versione di Ovidio, poeta latino, Narciso era un bel giovane, figlio della ninfa Liriope. Come tutte le madri, preoccupata del futuro del figlio, andò dal veggente Tiresia che le disse che Narciso sarebbe giunto alla vecchiaia se non avesse mai conosciuto sé stesso. 

Eco, una giovane ninfa, quando vide il ragazzo girare per i boschi se ne innamorò perdutamente ma si vergognava a parlargli perché era stata condannata da Giunone a ripetere le frasi degli altri. 

Ma Eco si fece forza e abbracciò Narciso, il quale con arroganza la spinse via, e lei scappò infranta. Si nascose per il resto della sua vita in valli solitarie, ed erosa dalle salate lacrime ne restò solo la sua voce. 

Nemesi, la dea della Giustizia, decise di punire l’arrogante giovane e lo condusse fino ad un profondo specchio d’acqua. Qui Narciso si specchiò e si innamorò del giovane che stava ammirando. Ma dopo poco si rese conto che non era altro che la sua immagine e, affranto, si lasciò morire in quanto non poteva possedere il suo riflesso. 

Al posto suo nacque un meraviglioso fiore: il narciso.

 

Articolo di: Silvia Mangialajo Rantzer