L’accusa segreta

Con il Romanticismo ottocentesco l’Europa scopre una grande centralità per il sentimento umano; mentre al Nord la pittura lo cerca, creando maggiormente un legame tra uomo e Natura, negli oceani in tempesta, nei venti, nelle distese desertiche, in Lombardia Hayez ricrea eventi storici o mitologici dove ci permette di ammirare la disperazione di Ulisse o l’insicurezza di Girolamo Olgiati. Dopo questi primi esempi si incentra su un tema diverso: l’intrigo amoroso; di questo periodo l’opera più significativa è “L’accusa segreta”, dipinto tra il 1847 e il 1848 e parte di un trittico che comprende anche “Consiglio della vendetta” e “La vendetta di una rivale”.

Viene raffigurata Maria che, come atto di vendetta verso l’amante infedele, lo denuncia come traditore della patria e depone quindi nella gola del leone a palazzo ducale a Venezia un foglio incriminatorio destinato al Consiglio dei Dieci con scritto A S Eccellenza / I tre bai / del Consiglio dei Dieci. Il pittore rende centrale (anche se di più negli altri due quadri) il tema della maschera, non qui legato al gioco e allo scherzo, ma alla vendetta nascosta: è infatti l’amica Rachele (sempre raffigurata con una maschera nera) che convince Maria a compiere un tale atto; la maestria di Hayez infatti ci mostra Maria protesa in avanti per infilare la lettera mentre però il volto le si riga di alcune lacrime per il dolore del gesto, il tutto in un’atmosfera mattutina con un’aria che sfoca la laguna veneziana e Santa Maria della Salute e che mette in risalto l’abito verde, in ombra, della donna che tiene sollevato con la mano sinistra, ponendo così la scena ferma, quasi fotografica, che fissa per sempre l’ultima decisione tanto sofferta della donna. Il trittico viene ideato insieme a due romanzi di Andrea Maffei incentrati anch’essi sul tema amoroso e diventano quindi una trasposizione pittorica di questi (anche se non è chiaro se l’idea del tema sia letterario o pittorico) tanto che in una lettera Maffei suggerisce di apporre sulle cornici alcuni versi per aiutare a comprendere il  significato dei quadri.

Oggi il dipinto è ammirabile alla Quadreria dell’Ottocento ai Musei Civici di Pavia, ormai simbolo della collezione, dopo che nel 1919 Maria Marozzi lo donò alla città insieme a “La Signora di Monza” di Giuseppe Molteni, altro grande esponente del Romanticismo Lombardo, quasi sorella del quadro di Hayez: oltre alle simili dimensioni e la medesima cornice in stucco dorato, presentano una sola protagonista infelice e caratterizzata da un forte senso di colpa che riesce con pochi gesti e sguardi a comunicarci tutta l’umanità che i due pittori hanno riversato nei dipinti.

 

Articolo di: Luca Losio