Dinamismo umano

La civiltà occidentale: viaggi, scoperte, guerre, religioni, ideologie… in una parola: dinamismo. Siamo una società estremamente dinamica, storicamente aperta a nuovi orizzonti, a nuove proposte e protesa verso l’ignoto, già ai tempi in cui la colonizzazione era il pilone della costituzione di nuove comunità e dunque si veniva a creare un melting pot che ha portato al grande miscuglio di culture che è anche la nostra Italia.

Ma lo siamo ancora? Questo dinamismo è ancora cardine della nostra  società e anche in noi giovani valore intrinseco?

Il Vecchio Mondo sembra ultimamente stagnato, bloccato, forse in certi casi aperto agli altri ma principalmente per poca creatività; dove si trovano l’arte, la scienza?

Sembriamo aver lasciato tutto in mano ad altri da decenni e così siamo cambiati radicalmente; e in un’Europa del genere noi giovani come potremmo sviluppare un pensiero dinamico e dedicarci al miglioramento del pianeta in cui viviamo?

Noi ragazzi viviamo in una bambagia, non abbiamo lo stimolo al dinamismo perché siamo abituati a vivere nel nostro piccolo regno in cui crediamo di sapere tutto, di non aver bisogno di altro, di non dover lottare per certi valori e per il Paese in cui viviamo. Viviamo tranquilli attorniati dai nostri diritti che l’Occidente ha sviluppato in tanti anni di storia ma anche ad un pensiero che ci ha portati al centro del mondo: per questo motivo  i diritti si trasformano in doveri e le vittorie sociali solo nuove pagine di storia, parte del bozzolo in cui viviamo e non qualcosa che ci rende parte di una cultura; non ci sentiamo così cittadini dato che di fatto ne siamo al di fuori, presi da ciò che possiamo fare per non pensarci.

Questa non è una critica: non voglio certo prendere la parte di quelli che criticano la gioventù, né tanto meno inneggiare all’abolizione di diritti, ma è solo una riflessione sulla nostra società; il problema non sono i diritti in sé, bensì il modo in cui vengono, per certi versi, usati a mo’ di trono o forse semplicemente per come si ignora la lunga storia di lotte che ci ha portati a riconoscerli come tali.

Noi ragazzi ci siamo infatti creati un filtro per non vedere il resto, per non curarci di quanto il mondo (nella misura in cui ciò è vero) possa aver bisogno di noi, forse nella speranza di una vita lunga, di avere tempo e anni, ma anche con il pensiero che dopotutto “ogni cosa si sistema”. Per contro ci fingiamo più grandi e maturi, crediamo di essere controcorrente quando spesso siamo solo frutto delle attenzioni di una qualche banale tendenza che tanto ci fa sentire sicuri, dietro a un qualche muro che non ci fa vedere la realtà. Magari ci interessiamo a qualcosa ma troppo spesso ci accontentiamo di creare memes per riderci sopra senza pensare al valore di certi fatti.

Questa è un’altra particolarità di noi che mi lascia molto perplesso: non siamo più capaci di preoccuparci, forse solo per la paura che dentro proviamo, forse perché vogliamo reprimere il dolore. Abbiamo avuto un’ottima conferma di questo con gli ultimi fatti riguardanti il corona virus: fino a poche settimane fa eravamo tutti a fare battute e a riderci sopra sui social, mentre ora parliamo di scuole chiuse, rischio di morte, con un lungo ed ipocrita gioco che ci coglie impreparati nel suo evolversi costante in così poco tempo.

Queste nostre particolarità (che spero non siano un personale pensiero ma qualcosa che almeno si avvicini alla realtà) ci rendono più deboli e vulnerabili a questi fatti, e mi preoccupa come saremo in grado di confrontarci con tematiche di estremo peso come la tematica ambientale o in politica estera se tanto spesso ci troviamo bloccati e chiusi in noi stessi.

Comunque la storia ci insegna che subito dopo periodi brevi o lunghi di inattività, l’uomo è sempre riuscito a rialzarsi verso un nuovo dinamismo creativo. Confido nel futuro.

                                                     

Articolo di: Pietro Losio

 

                    (Copertina: “Viandante sul mare di nebbia” – Caspar David Friedrich, 1818, Hamburger Kunsthalle, Amburgo)