Bojack Horseman – Recensione

Non sapete cosa guardare su Netflix in questi giorni in cui avete più tempo libero? Avete bisogno di una serie TV che vi tenga compagnia? Cercate qualcosa di divertente ma anche profondo? Bojack Horseman farà proprio al caso vostro.

La serie TV, creata da Raphael Bob-Waksberg, è andata in onda dal 2014 e si è conclusa con la sesta stagione, uscita il 31 gennaio 2020. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui ben quattro Critics’ Choice Television Awards come Miglior serie animata, e ottime recensioni su siti come Metacritic e Rotten Tomatoes.

Ambientata in un mondo dove convivono umani e animali antropomorfi, Bojack Horseman prende il nome dal suo protagonista, un cavallo – come suggerisce il nome – con problemi di depressione e dipendenza da alcool e droghe. I personaggi vivono in una Hollywoo(d) in cui accadono le cose più assurde, una caricatura del mondo, spesso malsano, volgarizzato e tossico, della grande industria delle star cinematografiche e musicali. E questa tossicità, è incarnata alla perfezione dal nostro uomo-cavallo, ex star televisiva, che, a causa del suo comportamento irresponsabile e autodistruttivo, riesce a rovinare se stesso e gli altri personaggi della serie.

                            Il protagonista al tavolo del ristorante “Elefante”                           

(da notare alle sue spalle una reinterpretazione in chiave animalesca della “Nascita di Venere” di Botticelli)

Bojack suscita empatia e compassione, ma non è un modello da seguire, e nonostante provi a migliorarsi, non troverete per lui nella serie un finale completamente catartico. Non ci sarà un happy ending ma nemmeno un finale tragico.

Per tutta la sua durata, la serie presenta uno spiccato umorismo, a volte volutamente demenziale e surreale, che spazia da siparietti con comportamenti tipicamente animali, al grandissimo lavoro del voice cast, che è messo alla prova anche con frequenti esilaranti scioglilingua. Ma, dalla seconda stagione, sotto questo apparente velo di comicità, Bojack Horseman nasconde momenti sempre più “dark” e profondi, dalle confessioni dei personaggi a vere e proprie lezioni di vita. Spaziando dal tema della depressione a quello della morte, dalla maternità alla carriera lavorativa, la serie riesce a guadagnarsi un pubblico che non si limita soltanto alla fascia d’età degli adolescenti.

Se la prima stagione può far apparire la serie come il solito cartone comico e un po’ demenziale, nelle successive siamo spettatori dell’impossibile evoluzione di Bojack, che cerca di riscoprire se stesso e il vero significato della vita e della felicità.

Grazie alle semplici ma bellissime animazioni di Lisa Hanawalt, riusciamo quindi a digerire in forma di cartone animato degli argomenti che potrebbero risultare pesanti o eccessivi, senza però toglierne valore o serietà, anzi, lasciando spazio a numerose possibilità di racconto. I personaggi poi, racchiudono un po’ tutte le sfaccettature del carattere di qualsiasi persona, facendoci così immedesimare nelle loro vicende.

Insomma, Bojack Horseman è un piccolo capolavoro targato Netflix da vedere assolutamente, tra le migliori serie degli ultimi anni del colosso dello streaming statunitense. Negli anni si è guadagnata milioni di fan che forse, nel nostro uomo–cavallo hanno trovato un confronto con il proprio lato più oscuro, con la consapevolezza che è possibile migliorarsi, conoscendo la propria identità e dei propri limiti, ma la strada del cambiamento è decisamente in salita.

 

Voto complessivo: 5/5

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Articolo di: Dario Carretta