Avatar, una recensione in ritardo

Su Netflix è da poco uscito Avatar: the Last Airbender, ora vorrei spendere qualche parola su questo cartone in stile asiatico (non è un anime per quanto possa sembrarlo). Avatar ha fatto parte delle mia infanzia e resta tutt’ora la mia serie animata preferita, capace di parlare tanto ad un pubblico di bambini quanto ad uno più adulto. Imbarcandomi nella mia terza visione, infatti ho potuto incontrare nuovamente molti temi interessanti e situazioni spesso riprese dalla storia.

 

Il mondo di Avatar

 

Il mondo di Avatar è una chiara ripresa della situazione geopolitica asiatica della prima metà del ‘900, una potenza imperialista come il Giappone pre Seconda Guerra Mondiale (la Nazione del Fuoco), un impero enorme e in decadenza come la Cina (il Regno della Terra) e alcuni templi di monaci molto simili a quelli buddhisti tibetani (i Nomadi dell’Aria). Da questo punto di vista colpisce come il clima politico instaurato dalla Stasi a Berlino sia perfettamente riportato nella capitale della Terra Ba Sing Se e proposto ad un pubblico più piccolo affrontando temi quali la censura e la “tortura” psicologica. In altri episodi invece sono indagati temi fra i più vari, dall’imperialismo all’amicizia passando per il rapporto uomo natura e quello fra progresso e tradizione. Ma esattamente di cosa parla questa serie? La trama è delle più inflazionate: un  prescelto e un mondo da sorvegliare. Aang è l’Avatar, un essere umano che oltre ad essere il ponte fra il mondo degli spiriti e quello umano è padrone di tutti e quattro gli elementi, in questo mondo sono infatti presenti i domini, alcune persone sono in grado di controllare e modellare un elemento e le nazioni sono divise in base a queste capacità: le Tribù dell’Acqua, il Regno della Terra, la Nazione del Fuoco e i Nomadi dell’Aria. Ogni elemento ha i suoi sottodomini e le sue contraddizioni: l’elemento dell’Acqua, per esempio, trova nella cura il suo sottodominio più importante, ma può anche essere declinato nell’inquietante dominio del sangue, orribile ma inevitabile deviazione data la mutevolità dell’elemento; la Terra, dominio saldo e antico, legato più di tutti alle tradizioni è in aperto conflitto con quello che è il suo sottodominio più importante e affascinante: quello del metallo, il suo controllo è il più giovane ed è la sintesi perfetta del progresso, esso infatti è rappresentante della tecnologia e della capacità dell’uomo di piegare a sé qualsiasi elemento, anche quello tradizionalmente riconosciuto come indomabile e passivo. Il Fuoco è, invece, pura energia, il suo sottodominio principale è quello del fulmine che può solo essere gestito dal dominatore che ne fa da catalizzatore e direttore, ma come lo può controllare questo gli può pure sfuggire in quanto non gli appartiene del tutto. L’Aria è sicuramente quello più costante e coerente dei quattro, simbolo di libertà i suoi utilizzatori ricercano l’equilibrio nella meditazione e in quella che in tutto e per tutto assomiglia ad una filosofia orientale predicando, come nel Bushido, l’unità di arma e spirito, ma non dimenticando gli ideali di pace e non aggressione.

Questo mondo affascinante è abitato da personaggi indubbiamente interessanti, lo stesso Aang è un personaggio diviso fra il suo essere l’Avatar e il dover tenere sulle spalle il peso di tutta la sua cultura poiché i Nomadi sono stati annientati dalla Nazione del Fuoco nel vano tentativo di eliminarlo, ma sfuggendo allo sterminio perché ibernato è rimasto l’unico depositario di un’antica cultura vasta e a rischio di estinzione (lo stesso sentimento che caratterizzerà poi suo figlio Tenzin fondatore di un nuovo templio dell’aria) le cui uniche tracce rimaste sono i luoghi sacri, ovviamente mutati nel secolo in cui il ragazzo è stato ibernato. Un altro personaggio sicuramente degno di nota è Sokka fratello di Katara, dominatrice dell’acqua, lui rappresenta coloro che non hanno alcun dominio e questo sarà importante nel suo percorso di crescita, ma la suo è una mancanza costruttiva, che lo aiuta a progredire, mentre nella prima stagione del sequel The Legend of Korra verrà presentato un profondo conflitto sociale interno a Città della Repubblica fra dominatori e non dominatori che immediatamente verrà fomentato da personaggi di dubbia onestà.

Il personaggio però più interessante è senza dubbio il Principe del Fuoco Zuko, esiliato dalla sua patria e in cerca di redenzione agli occhi del padre e Signore del Fuoco Ozai, Zuko è il perfetto esempio di personaggio redento, cade quasi al termine del proprio cammino per poi recuperare nuovamente la retta via, è un personaggio tormentato e in cerca di se stesso più di quanto non lo sia dell’Avatar, gli appartengono profondi momenti di dubbio e un’infanzia divisa fra la madre gentile e pietosa ed un padre inutilmente severo e avverso è poi costantemente braccato dalla sorella, figlia prediletta del Signore del Fuoco. Importantissima per lui è la figura dello zio Iroh, sola persona sempre al suo fianco sia nel bene che soprattutto nel male, un rapporto fatto di respingimenti e ritrovi fra l’incoerenza che mantiene Zuko e la costanza dell’affetto di Iroh, un legame profondamente umano che giova ad entrambi, il primo solo e abbandonato da tutti, apparentemente vittima perenne della sorte, ma in realtà solo del proprio rancore, l’altro  perseguitato da un vuoto creato dalla prematura perdita del figlio.

Insomma Avatar presenta un mondo affascinante, una trama dai risvolti intriganti e personaggi sempre profondi e mai banali che ne fanno uno dei migliori prodotti di animazione seriale occidentale degli ultimi anni, tratta argomenti importanti con intelligenza e anche nei suoi spin-off rimane sempre in alto, indubbiamente da recuperare per chi ama l’animazione. 

 

Articolo di: Tommaso Castello