LoFi: tra malinconia e musica

Questo articolo nasce da una mia sentita esigenza di illustrare quelli che sono i canoni estetici e la profondità sociale ed intellettuale di un genere musicale che, come avrò modo di analizzare meglio dopo, esprime appieno il disagio di generazioni di giovani private di prospettive certe in un futuro sempre più breve e nebbioso; difatti la lofi è centrale nella riflessione giovanile odierna sia per come essa stessa si pone nelle sue finalità sia per come è vissuta da chi ci si perde.

Sebbene la volontà di scrivere di questo tema fosse radicata in me da tempo, fino ad ora non ho avuto modo di analizzare nozionisticamente l’argomento e solo adesso ne parlo illustrando la sua storia e l’importanza sociale di questo genere. Ringrazio inoltre Andrea Bandi per fornire l’articolo della parte tecnica che non avrei mai potuto trattare data la mia scarsa conoscenze dell’elemento musicale.

 

Il termine lofi è la contrazione di “low-fidelity” e indica un tipo di musica dalla bassa qualità produttiva in contrapposizione alla “high-fidelity” music, quella comunemente ascoltata, composta e registrata in studio con mezzi professionali. Il termine è più antico del genere, nasce negli anni ’50 ed ha un’accezione solamente qualitativa, non estetica; la musica, invece, nasce negli anni ’90, si fa strada fra molti altri tipi di musica elettronica (quali la chill-out) ed è sorella della vaporwave anche se non ne condivide lo spirito. Le due differiscono radicalmente per estetica (molto sci-fi, videoludica ed ispirata agli anni ’80 quella della vaporwave) e per finalità, da un lato sono satiriche e politiche, mentre la lofi si presenta come una musica disimpegnata e nostalgica, ma che non guarda ad un passato storico bensì a quello personale dell’ascoltatore e si propone come sfondo perenne di un’esistenza solitaria e sentita. La lofi raggiunge la sua maggiore diffusione alla metà degli anni ’10 del duemila, ma i suoi precursori sono ormai entrambi deceduti in quel momento: Nujabes e JDilla fondano le atmosfere tipiche del genere, in particolare il primo aiuta a fondare quel legame indissolubile fra lofi e cultura pop giapponese rappresentata dagli anime e dallo stile di disegno immancabile nelle animazioni che accompagnano i pezzi. 

Per quanto riguarda le tecniche produttive della lofi, il punto fondamentale rimane quello classico dell’Hip Hop: Il campionamento. Fin dagli inizi questa cultura fece largo uso di Sample provenienti da musica, spesso nera, degli anni ’70 e ’80, a cui venivano aggiunte percussioni in quattro quarti caratteristiche e ovviamente la voce del rapper. Rinunciando nella stragrande maggioranza dei casi a quest’ultimo elemento, la lofi si caratterizza invece per l’atmosfera malinconica dei brani. Questa é generalmente creata da effetti di filtro e riverbero e da un equalizzazione che tende a esaltare i toni alti e medi nei sample e i bassi nella batteria. Dai due precursori possiamo notare due approcci diversi alla creazione delle tracce. Da una parte J Dilla è il vero fondatore tecnico della lofi. I suoi metodi di produzione sono rivoluzionari e influenzeranno non solo la lofi ma tutta la produzione Hip Hop in generale. Un esempio è il suo modo di trattare i campionamenti. J Dilla letteralmente spezzetttava i campionamenti e poi tramite l’uso di una drum machine e un sequenziatore ricomponeva una musica completamente nuova. Specialmente innovativi sono tutti i giochi stilistici che Dilla operava con le misure: spesso utilizzava campionamenti originariamente in sei ottavi e, tagliando l’ultimo battito di ogni semimisura, lo adattava al tempo in quattro quarti. Questo dinamismo fa sí che l’ïllusione”del campionamento sia rotta: un taglio cosí netto non lascia dubbio che la musica non abbia origine acustica ma esprime chiaramente la matrice elettronica del brano. Nujabes, invece, puó essere considerato il padre spirituale della lofi. Imbevuto della cultura Hip Hop giapponese, caratterizzata da aver preso di riflesso, da quella americana, piú il lato malinconico e creativo rispetto a quello di vita di denuncia della delinquenza e delle condizioni di vita, questi crea atmosfere magiche che, magari modificando meno i campionamenti originali, rendono la musica organica, viva. Entrambi i produttori, comunque, provengono dal mondo Hip Hop. Un buon esempio di un artista che ha influenzato incisivamente il genere da una prospettiva diversa é Daedelus. Producendo musica elettronica, Daedelus ha utilizzato tecniche innovative che sono ora fondamento di molte produzioni lofi. Daedelus per esempio utilizza sample di ogni tipo nelle sue canzoni (dalla fisarmonica a una stampante) ed é a tutti gli effetti il precursore di un tipo di lofi attualissima che prevede l’estrazione di campionamenti non solo di canzoni ma anche di registrazioni utilizzate nel genere audiostimulativo dell’ASMR come onde marine, asciugacapelli, white noise pura.

Come già detto il legame istituito da Nujabes con la cultura pop giapponese è ancora importante nella lofi, aiuta a creare e a decorare quell’atmosfera nostalgica e malinconica che caratterizza la musica e ne fa la portatrice di un sentimento espresso dalla generazione che l’ha inventata e ascolta. Questo sentire intimo accompagna perennemente ognuno degli ascoltatori permettendo a questo genere di accompagnare ogni momento della nostra giornata: studiando, dormendo o pensando, la lofi ci permette una riflessione individuale profonda e continua che non può essere assolutamente condivisa con altri, ma esiste solo per noi stessi. Questa musica guarda ad un presente perennemente immutato in quanto non c’è assoluta fiducia in un futuro promettente e ottimistico, quando guarda al futuro spesso prende in prestito immagini di generi distopici come il Cyberpunk, ma le animazioni più spesso guardano all’istante oraziano che è fusione di passato e futuro in un presente totalmente distaccato. Come si comprende dall’animazione in loop più famosa e rappresentativa del genere, la “Lofi Girl”, lo studio è un momento pienamente interiorizzato, ma si possono rappresentare anche paesaggi, una sigaretta fumata sotto la pioggia o un attimo di pausa preso in mezzo ad un prato. Questo modo di vivere la musica è poi aiutato da come oggi essa si ascolta: la lofi trova la sua fama con le radio nate intorno al 2015 su youtube, live perenni che danno pezzi sempre diversi, a questo si affiancano poi dei mix fatti su misura che ancor di più favoriscono la spersonalizzazione degli artisti e la fruizione di massa dei pezzi, questo aiuta il carattere individuale e personale dell’ascolto caratterizzandolo maggiormente in base all’umore e le preferenze momentanee dell’ascoltatore. 

I mix aiutano, poi, a creare una sorta di sistema estetico che si compone di vari elementi quali il titolo, l’animazione in loop in sfondo, l’ordine e le caratteristiche che accomunano i vari pezzi e ciò crea atmosfere completamente differenti sia emozionalmente che temporalmente. Alcuni mix possono avere un carattere più estivo o invernale, descrivere una giornata piovosa o una calda e afosa, contemporaneamente possono anche distinguersi per i riferimenti alla cultura pop che sono esplicitati nei pezzi (frasi come intermezzo, spesso in inglese o giapponese) o nelle immagini, non è raro trovare sfondi tratti dai film dello studio Ghibli o anche semplicemente con toni, soggetti e tecniche differenti: templi giapponesi, astronauti, pixel art ed altri. 

 

Il carattere ambient e l’interazione con la cultura pop insieme alla grandissima varietà di sottogeneri che le possono conferire caratteristiche più electro, jazz o anche rap hanno fatto della lofi uno dei generi più interessanti degli ultimi anni che integra in sé un sentire nuovo, appartenente alle generazioni più giovani, un sostrato emotivo spesso sconosciuto o taciuto, ma che esiste e accompagna l’intera pop culture dagli anni ’90 in poi. 

 

Articolo di: Tommaso Castello e Andrea Bandi